Un viaggio mistico alla Scarzuola


In quel di Montegiove, nel cuore dell’Umbria, posizionata in un luogo difficilmente raggiungibile e ben nascosto, sorge La Scarzuola. Quello che per molti è solo un giardino o una casa privata, è in realtà una creazione quasi surreale che nasconde una storia in parte censurata.

Iniziamo da un po’ di storia: la tradizione vuole che San Francesco d’Assisi piantò, intorno al 1218, una rosa ed una pianta di alloro e da qui miracolosamente sgorgò una fontana. Successivamente San Francesco vi costruì una capanna utilizzando una pianta palustre di scarza, da qui il nome Scarzuola.

I conti Marsciano fecero poi costruire un convento al fine di onorare l’opera di San Francesco e lo donarono ai frati minori i quali vi rimasero fino alla fine del 1700.

Nel dicembre del 1957 Tommaso Buzzi, il più grande architetto dell’epoca, conosciuto e acclamato, acquistò l’intera proprietà. Si stabilì a vivere qui e passò gran parte del suo tempo con gli artigiani progettando, disegnando e correggendo con entrambe le mani contemporaneamente la sua città ideale: la città Buzziana. 

Vi lavorò fino al 1976 e, nel frattempo, venne emarginato dall’intera comunità accademica (motivo per cui sarà difficile trovare qualcosa su di lui). A coloro che gli chiesero il motivo di questo eremitaggio all’interno della Scarzuola lui rispose: “quando sono con voi sono vestito in giacca e cravatta, quando sono alla Scarzuola sono nudo così come la natura vuole.”

Buzzi morì nel 1981 lasciando incompiuta un’opera nata per essere lasciata tale. Grazie agli schizzi lasciati, l’erede, Marco Solari (colui che oggi ci accompagna nel Viaggio alla Scarzuola), potè continuare l’opera arricchendola di nuove simbologie e allegorie. 

 

la visita

 

Per visitare La Scarzuola è necessario prenotare la visita con molto anticipo dato che il proprietario di casa concede un solo tour al giorno ad un gruppo massimo di 15 persone. Fortunatamente arriviamo in anticipo nonostante la strada per giungere fin qui non sia stata molto agevole ma anzi, sembrava come se ogni buca ed ogni sasso fosse un monito al fine di far tornare indietro i meno impavidi visitatori. Puntuale come un orologio svizzero, alle 10.00 suona una campana all’ingresso ed il cancello viene aperto permettendo l’ingresso ai visitatori. Veniamo accolti dal padrone di casa, Marco Solari, che subito ci illustra molto velocemente le regole della sua casa e, senza farci sentire i benvenuti, ci invita a seguirlo all’interno del giardino. 

Arrivati a questo punto della visita, ossia all’inizio, inizierete senz’altro a farvi domande circa il vostro accompagnatore: è poco cordiale, parla in fretta e con un forte accento del Nord Italia, usa termini da lezione universitaria di alto livello… insomma non ci state capendo nulla. Non preoccupatevi, ben presto vi abituerete al suo gergo e potrete godervi la visita e, se volete un consiglio, non decidete di fare il tour da soli (all’inizio della visita Marco vi darà questa possibilità) perchè il bello della Scarzuola sarà proprio sentire il racconto, gli aneddoti e la storia di questa creazione la cui interpretazione non è senz’altro intuitiva. 

Il tour inizia dalla parte francescana, ossia dove San Francesco, secondo la leggenda, fece miracolosamente sgorgare una fonte sacra. Qui Marco ci mette di fronte a tre porte immaginarie create con le siepi: la porta della Gloria Dei che conduce alla Chiesa e al Convento, la porta della Mater Amoris che porta ad un vascello di cui Cupido è il timoniere ed infine la porta della Gloria Mundi che non conduce in nessun luogo ma riporta al punto di partenza.

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Ci conduce attraverso la porte della Mater Amoris e da qui abbandoniamo il lato francescano ed entriamo nel cuore della città-teatro di Buzzi. Ci troviamo davanti ad una vero e proprio anfiteatro composto da diverse costruzioni raggruppate e sovrapposte in maniera pittoresca. Il cuore di questa scena teatrale è dato dall’Acropoli del Teatrum Mundi (si trova sulla destra della scena) la quale è formata da diversi edifici incastrati gli uni con gli altri i quali però, come in un puzzle, restituiscono al visitatore una visione unitaria ed indivisibile. Al centro della scena c’è la presenza inquietante di un terzo occhio con la pupilla di specchio che vigila sulla città buzziana e scruta i visitatori mettendo a nudo l’anima dello spettatore. Sulla sinistra della scena vi è invece il Teatro dell’Arnia il quale simboleggia il ronzare della api, metafora usata dall’architetto per esprimere i suoi pensieri agitati e rumorosi durante la costruzione della sua città ideale.

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Ci lasciamo alle spalle l’Acropoli e scendiamo sul lato destro della collina. Passiamo davanti ad un Pegaso Alato, ad una Torre del Tempo e ci fermiamo davanti ad una costruzione senza dubbio bizzarra: il Tempio della Madre Terra. Viene rappresentata la Gigantessa, un enorme busto di donna dai seni nudi, la quale simboleggia la Madre Terra. Essa è posta a guardia di due porte: la porta della Scienza e della Tecnica e la porta dell’Arte e della Fantasia.

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Scendiamo ancora e, girando sul lato sinistro, veniamo invitati ad attraversare la Bocca della Balena di Gioia la quale è simbolo di morte e rinascita. Dopo aver attraversato la porta si entra dentro la Torre della Meditazione e della Solitudine percorrendo perciò un percorso di purificazione dell’anima allo scopo di terminare questo cammino iniziatico attraversando la Porta dell’Amore sulla quale svetta la scritta Amor Vincit Omnia .

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Dopo aver “purificato l’anima” procediamo sulla cima della collinetta dove fa la sua comparsa un tempietto esagonale di Flora e Pomona che si specchia in un suggestivo teatro acquatico creando giochi di luci e riflessi quasi ipnotici.

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Proseguiamo fino al Tempio di Apollo al cui centro svetta un cipresso ridotto a scheletro da un fulmine. Questa scena, detta anche il Teatro di Ciparisso può essere spiegata al meglio solo dallo stesso Buzzi citandone le parole: “penso che il cipresso ferito a morte, attraversato dalla cima alle radici da un fulmine è quanto di più vicino al cielo vi sia alla Scarzuola, perchè ha avuto una folgorazione, un contatto diretto dal cielo alla terra, è la sola cosa che sa di cielo. Per questo lo voglio preservare ad ogni costo.”

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Da qui passiamo alla Torre di Babele che racchiude una piramide trasparente. Quest’ultima simboleggia il bambino ingenuo che ognuno di noi è stato prima di essere “corrotto” dalle influenze esterne. All’interno della Torre di Babele c’è anche la Scala Musicale delle Sette ottave e la Scala a chiocciola del Sapere che collega il Tempio di Apollo all’Acropoli.

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Naturalmente nessuno degli edifici visti finora sono accessibili all’interno in quanto sono stati costruiti per farvi entrare l’anima e non il corpo materiale. 

Il percorso finisce con la visita all’interno del convento ma finisce non è la parola giusta. Infatti la città buzziana non prevede un inizio ed una fine ma solo un percorso verso la ricerca interiore e verso l’illuminazione; ecco perchè ogni visita è diversa e ciascuno ve la racconterà in maniera differente, ci potremo recare anche dieci volte alla Scarzuola ed ogni volta ne vedremo un nuovo aspetto e non perchè sia rinnovata lei ma perchè siamo cambiati noi. Lo scopo di Tommaso Buzzi può definirsi raggiunto: è riuscito a creare una città dell’anima dove ciascuno di noi possa andare per cercare se stesso con la guida sapiente (anche se un po’ burbera) del nipote Marco Solari. 

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